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L'ARTE E' INUTILE
Intervista a Vuk Cosic di Josephine Berry (1999)

 

Mute #13, 1999 - http://www.metamute.com

Vuk Cosic: membro dell'elitario clan del 'periodo eroico' della net.art; impresario ASCII; amante del low-tech; habitué del circuito europeo delle arti elettroniche; membro dello staff del Ljubljana Digital Media Lab; senior lecturer presso l'istituto di Paradossologia e Enigma dell'Emancipazione/Schiavitù; antiquario delle novità; viaggiatore; plurilingue e oratore cronico.

[...] Cominciamo dall'inizio e con le parole dello stesso Vuk Cosic.
"Sono nato nel 1966, questo fa sì che io abbia 32 anni...Ho studiato archeologia, mi sono laureato, per un po' ho insegnato metodologia a Belgrado e poi ho lasciato il paese nel '91. All'epoca stavo già scrivendo e pubblicando riviste, e facendo satira politica e anche normale letteratura. Facevo anche varie cose d'arte: testi, collage, land art, un po' di mostre. Ho cominciato a lavorare creativamente con l'HTML nel '95 e a fare net.art nel '96 perché è stato allora che ci siamo inventati il termine".

Cosic traccia una linea diretta fra il suo allenamento archeologico e la sua acuta consapevolezza storica: "Per me è sempre stato importante essere pienamente consapevole dell'epoca in cui vivi, è sempre stato molto importante - come in archeologia - essere in grado di datare le cose, essere consapevoli di quando e in che tipo di contesto gli oggetti vengono fatti o utilizzati". E nonostante si dica che la perdita di consapevolezza storica sarebbe il marchio della postmodernità, la coincidenza dello sviluppo di Internet con il crollo dell'ex-Yugoslavia devono aver rappresentato una doppia, notevole spinta per questa convinzione archeologica di Cosic. [...]

Essere cresciuto in Yugoslavia e rendersi conto di essere alla periferia della produzione culturale ha alimentato il forte senso di Cosic per gli stili artistici autentici e derivati: "Mi ha sempre scocciato il fatto che si pubblicassero libri nuovi traducendo letteratura che in realtà era stata scritta trent'anni prima. Nel nostro paese c'è sempre stato come un massiccio ritardo e di fatto si è riflettuto sulla produzione culturale locale... Non mi interessava la migliore pop art albanese, mi interessava la migliore pop art... Quando ero un ragazzo pensavo: non è meglio essere l'origine delle cose, e possibilmente influenzare la nascita o il modo in cui il lavoro va avanti nel mio campo?"

Discutendo questo punto non ho potuto trattenermi dal controbattere la chiara convinzione di Cosic nella continua originalità dell'arte con la definizione che dà Frederic Jameson della produzione artistica come un'imitazione di stili defunti e pescati dal "museo immginario" della cultura globale. Ripasso il microfono a Cosic: "Forse l'appropriazione estetica può realmente dare una sorta di risultato produttivo e non sto certo dicendo che andrebbe abolita. Sto solo notando che, per come la vedo io, i lavori più interessanti sono quelli che saltano fuori per primi"

Attacco con Internet, un mezzo di comunicazione in cui l'arte non aveva storia, un meta-medium, il veicolo di una cultura accelerata e di impollinazione informativa incrociata, l'incarnazione della contemporaneità per eccellenza. Qui la pratica artistica è di per sè interessante [...] Senza alcun desiderio per lo shopping nel "museo immaginario" della cultura, Cosic processa la storia attraverso i linguaggi specifici del computer e attraverso codici come l'ASCII, l'Html e Java, creando dal nulla una storia e uno stile che diventano punti di riferimento all'interno dell'attuale cultura simbolica del computer. La storia e il futuro collassano l'uno nell'altro all'interno di questa matrice simbolica del computer. [...]

Qui inciampiamo sull'enigma della relazione di Cosic con Internet. Internet è allo stesso tempo una perfetta reificazione della velocità, specularità e virtualità del postmoderno, ma anche il luogo dove qualcosa succede "per la prima volta". Offre un'opportunità per essere originali in un'area di riproducibilità ottimale, e un'area di recupero della storia nello spazio appiattito dell'amnesia storica.

Ma se Cosic non si lascia scoraggiare da quella che è emersa come la costruzione storica dell'idea di originalità, il suo senso storico di come mettere in commercio l'originalità è preciso: "Credo sia molto logico che i vecchi amici che facevano la prima video arte insistessero nell'essere considerati videoartisti e non semplicemente artisti interessati a un nuovo giocattolo. Erano davvero seri quando insistevano su questo, e grazie a questo si creava un ecosistema attorno a loro e al loro lavoro. E chissà, in modo simile noi stiamo lentamente sviluppando un ecosistema attorno alla net art. Gente che fa tesi sulla net art, abbiamo critici di net art - un ecosistema".

E in contraddizione quasi completa con le prime utopiche descrizioni secondo cui la net art pretendeva - forse più da parte dei critici che degli artisti stessi - di trascendere la mercificazione e far sbiadire i processi di mercato, Cosic afferma: "Semplice: non credo che sia il massiccio desiderio dei musei di mantenere una posizione di prestigio a far entrare la net art nelle collezioni. E' piuttosto un conformismo da parte degli artisti che si stanno mettendo a creare pezzi tecnicamente commerciabili o un modello di sistemazione della net art all'interno del contesto dei musei. [...] Semplicemente, per alcuni di noi questo non è un problema. Che ci possiamo fare? Per quel che mi riguarda la vedo come l'unica possibilità ed è piuttosto significativo notare che le risorse di mia madre hanno dei limiti"

"C'è una specie di illusione di verginità che c'era una volta in quello che io chiamo il 'periodo eroico' - un termine che usa anche Olia [Lialina, ideatrice di Teleportacia.org, ndt]. Era un momento in cui quello che facevamo era conosciuto praticamente solo da noi, ed era un momento in cui chiunque avesse qualcosa a che fare con la net art era anche uno che la faceva, perché a nessun'altro interessava! Quelli erano i bei vecchi tempi, due anni fa, chi si ricorda più? Ma nel corso del tempo, cominciarono a spuntare tutte quelle simpatiche offerte che non puoi rifiutare. Non è facile resistere, ma non sarebbe nemmeno la prima volta: è una cosa biblica. C'è una scuola di pensiero [...] secondo cui il denaro non dovrebbe esistere e il lavoro umano dovrebbe essere fatto gratis e scambiato con altri servizi: mmh, io ti faccio il sito e tu mi dai una cassa di birra? Ma è impossibile pensare un essere umano o un net artista che non entra in relazione con nessuna delle reti e delle infrastrutture che ci circondano, come l'economia, le strade, lo spazio pubblico, lo spazio privato. Ogni interazione con questi sistemi è una perdita di quella stessa verginità che viene difesa pretendendo che la net art non dovrebbe essere venduta, il che ovviamente rende la net art orrenda" [...]

"Quello che mi piace è che Internet sta mettendo gli artisti in una posizione di contrattazione molto migliore di quella che avevano - diciamo - i videoartisti. Di nuovo, questo è un punto di vista strategico e pragmatico che forse non dovrebbe mai essere detto esplicitamente. Un video artista può ricattare il suo gallerista magari dicendo che ha il controllo sulla produzione, ma il gallerista gli può dire di andare a farsi fottere perché tanto è lui a possedere i mezzi di distribuzione. Oggi se sei un artista on line hai il pieno controllo su tutto e puoi mettere il tizio all'angolo, perché davvero lui non ti sta dando nessuna forza in più, dando al tuo lavoro un'esposizione che non abbia già... Però sì, mi piacerebbe avere una mostra allo Stedelijk [di Amsterdam, uno dei più importanti musei d'Europa, ndt.] perché quando lo Stedeljik mette in moto la macchina della promozione fa miracoli nella distribuzione e questo si vede negli accessi al mio server"

Per Cosic, Internet sembrerebbe fornire all'arte l'opportunità di ampliare ulteriormente il discorso sui fondamenti delle proprie qualità formali e tecniche. In questo spazio in cui i media, l'economia, al politica e l'arte convergono, l'arte rimane quello che è sempre stata: un processo di sviluppo i cui momenti di originalità sono intimamente connessi alla ruota del cambiamento sociale e allo stesso tempo ne sono anche indipendenti. La politica e la società sono blocchi su cui la net art si modella, senza che le due parti si fondano. Gli chiedo se l'autonomia dell'arte sia essenziale al mantenimento della sua 'artisticità'.

"E' magnifico provarci. Sarebbe bello, preferisco inseguire questo che tentare di cambiare la società. Lo puoi vedere nel mio uso del low-tech che uso volutamente a sproposito, e che per me è segno di 'artisticità' perché è qualcosa usato in un modo che non era previsto dagli ingegneri. Mentre invece ci sono tutti questi artisti che seguono l'hi-tech e che cercano di essere alla moda, ma che in realtà stanno solo vendendo accessori. Come artista, se lavori con i prodotti da negozio non fai che ricadere nei confini dell'immaginazione di un ingegnere. Ed è qui che vedo l'"artisticità" come libertà.


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